Primo soccorso ed emergenze

Redazione 12/06/2012 Aggiornato: 17/10/2026 21:26 Letture: 4639

L’escursionismo ed ancora di più l’alpinismo sono attività con un certo grado di rischiosità.
Inciampando su un sasso, perdendo l’equilibrio su un terreno accidentato o volando da una parete è possibile procurarsi delle lesioni di vario genere dalle più banali escoriazioni fino alle estreme conseguenze.
Benché la raccomandazione sia quella di osservare la massima prudenza possibile, non sempre il controllo sulle situazioni riesce ad evitare l’imprevedibile. Tuttavia essere pronti ad ogni eventualità, riuscire a valutare la gravità di un incidente e saper intervenire con i giusti mezzi può salvare la vita ai nostri compagni e a noi stessi. Questo è uno dei motivi per i quali si suggerisce sempre di non andare da soli in montagna.
Inoltre non possiamo ignorare l’argomento come se fossimo immuni dai pericoli o semplicemente sottostimando i pericoli ai quali andiamo incontro.

Nel momento dell’infortunio la prima regola è quella di mantenere il sangue freddo evitando di correre a precipizio in soccorso dell’infortunato. E’ sempre meglio muoversi con massima cautela evitando di peggiorare la situazione con ulteriori incidenti.
Una volta raggiunto l’infortunato sarà necessario fare una prima valutazioni delle sue condizioni.

La prima cosa che si potrà fare dopo aver raggiunto l’infortunato sarà quella di osservare lo stato di coscienza dell’infortunato.
Nel caso in cui l’infortunato non sia cosciente, verificare immediatamente se respira normalmente: guardare il torace, ascoltare e sentire l’aria dalla bocca per non più di 10 secondi. Osservare se respira autonomamente, con difficoltà o non respira affatto. Qualora avesse difficoltà nella respirazione verificare se nelle vie aeree non sia presente sangue o altre sostanze quali il vomito o reflussi gastrici che ostacolino il passaggio dell’aria.
Non è necessario cercare il polso: per chi non è un sanitario è un controllo poco affidabile e fa perdere tempo prezioso.
Elisoccorso in Montagna Se l’infortunato non risponde e non respira normalmente (anche solo respiri lenti e rumorosi, il cosiddetto gasping), va considerato in arresto cardiaco. Chiamare subito il 112 (o farlo fare a un compagno), mettendo il telefono in vivavoce e spiegando che si tratta di un paziente in pericolo di vita: in montagna il cellulare riceve più facilmente sulle creste e sulle cime. Quindi iniziare subito la rianimazione cardio-polmonare: mani una sopra l’altra al centro del torace, braccia tese, comprimere di 5-6 cm con una frequenza di 100-120 compressioni al minuto, lasciando risalire completamente il torace dopo ogni compressione. Chi è addestrato alterna 30 compressioni a 2 insufflazioni; chi non lo è, o non se la sente, esegue solo le compressioni, senza interruzioni. Se si è in due ci si dà il cambio ogni 2 minuti circa, per non perdere efficacia. Se è disponibile un defibrillatore (DAE), accenderlo e seguire le istruzioni vocali. Non interrompere la rianimazione fino all’arrivo dei soccorsi o finché l’infortunato non riprende a respirare normalmente.

Qualora invece l’infortunato sia cosciente e mostri i segni della veglia sarà necessario verificare se questi è in grado di rispondere a delle semplici domane, se sia in grado di ricordare e se riesca a rispondere agli stimoli del dolore.

Se le condizioni di coscienza del paziente sono buone allora esaminare le condizioni degli arti e della colonna vertebrale. Valutare se l’infortunato è in grado di muovere autonomamente gli arti, se ha sensibilità nelle braccia e nelle gambe.

Dopo aver osservato le condizioni generali del paziente sarà necessario allungarlo comodamente in modo da poterlo curare opportunamente, coprirlo con i propri giacconi per evitare l’ipotermia, che viene favorita dalla perdita di sangue, e, solo se è pienamente cosciente e non ha traumi gravi, farlo bere a piccoli sorsi. Immobilizzare l’articolazione e l’osso leso, applicando pure dei bastoni, o la picozza come sostegni. Alzare l’arto leso, ciò ne rallenterà il sanguinamento e la crescita dell’edema tessutale.

A questo punto bisognerà procedere alla valutazione del tipo di lesione presente sul paziente, se si tratta di contusione, distorsione , lussazione o frattura.