Tutte le informazioni che troverete in questa pagina hanno solo un fine informativo e non didattico. Per coloro che non sono esperti suggeriamo di rivolgersi ad una struttura legalmente abilitata all'insegnamento delle norme di primo soccorso. Chiaramente l'uso di queste informazioni è a vostro rischio e pericolo.
La RCP è una tecnica utilizzata in caso di arresto cardiaco. In Italia si stima che ogni anno l'arresto cardiaco colpisca una persona su mille, questo elevato numero di casi rende l'idea di quanto sia importante essere a conoscenza della procedura per poter assistere la persona colpita.
Le cause dell'arresto cardiaco possono essere molteplici, molto spesso questa sopraggiunge con una sintomatologia acuta che è causa di una cardiopatia (ad esempio una coronaropatia), questo vuol dire che nella maggior parte dei casi l'arresto cardiaco (AC), si manifesta all'improvviso e senza “segni premonitori”, poiché la malattia non presentava una sintomatologia.
Nella stragrande maggioranza dei casi, l'AC è l'evento culminante di aritmie cardiache quali la “Fibrillazione Ventricolare” (FV) e la “Tachicardia Ventricolare” (TV), infatti il cuore, quando è in preda a queste aritmie, non riesce a svolgere il suo lavoro di “pompa” sanguigna, a questo segue l'ischemia che porta inevitabilmente, se non trattata tempestivamente, ad asistolia (mancanza totale di ritmo) e morte nel giro di pochi minuti.
Come si attua la Rianimazione Cardio Polmonare
Bisogna prima di tutto sapere che la RCP è un “punto fondamentale” di quello che in gergo viene definito come BLS (Basic Life Support), una procedura di primo soccorso standardizzata che serve ad assicurare le funzioni vitali di base. Questa si basa essenzialmente su una sequenza di quattro azioni indicate con le lettere A, B, C e D:
A – Apertura delle vie aeree;
B – Respirazione (verifica);
C – Circolazione (compressioni toraciche);
D – Defibrillazione.
Prima di tutto bisogna chiamare il 112 appena ci si accorge che la persona non risponde e non respira normalmente, mettendo il telefono in vivavoce: l’operatore può guidarci passo passo. Il nostro compito è mantenere un minimo di circolazione con le compressioni toraciche fino all’arrivo dei soccorsi: ogni minuto senza rianimazione riduce sensibilmente le probabilità di sopravvivenza.
A) Apertura delle vie aeree
E' la prima azione che bisogna compiere, serve a facilitare l'ingresso di aria nei polmoni dell'infortunato. Consta di due manovre:
a) Iperestensione del capo e sollevamento del mento: con la palma di una mano posta sulla fronte si spinge mentre con due dita dell'altra mano si preme sulla parte ossea del mento spingendo verso l'alto.
b) Sublussazione della mandibola: quando non è possibile iperestendere il capo (traumi cerebrali o alla spina dorsale) si procede spingendo prima in basso la mandibola e poi portandola avanti in modo da avere l'arcata dentale inferiore in posizione anteriore rispetto all'arcata dentale superiore.
B) Respirazione
Manovra GAS (Guardo-Ascolto-Sento): per 10 secondi posizioniamo la nostra guancia in prossimità della bocca dell'infortunato con lo sguardo rivolto al torace. Essenzialmente si tratta di guardare (G) se ci sono eventuali movimenti del torace, ascoltare (A) eventuali rumori emessi e sentire (S) l'aria emessa dalla bocca per assicurarci della presenza di attività respiratoria.
Se la persona non respira normalmente (anche solo respiri lenti e rumorosi, il cosiddetto gasping) si considera in arresto cardiaco: si chiama il 112 e si iniziano subito le compressioni toraciche, senza cercare il polso.
Le insufflazioni (respirazione bocca a bocca) si eseguono solo dopo le compressioni, secondo lo schema 30:2 descritto qui sotto, e solo se si è addestrati: mantenendo il capo iperesteso e chiudendo il naso, si soffia per circa 1 secondo osservando il torace che si solleva. Chi non è addestrato, o non se la sente, esegue solo le compressioni.
C) Circolazione
E’ in questa fase che attueremo il massaggio cardiaco. Non serve cercare il polso: basta l’assenza di un respiro normale. Procederemo in questo modo:
Posizioniamoci in ginocchio a livello del torace dell'infortunato, braccia e spalle perpendicolari al punto in cui applicheremo le compressioni, esattamente sullo sterno, posizionando la palma della mano sulla superficie scoperta del torace e con l'altra mano incrociando le dita della mano posta sul torace e tirandole in alto in modo da non toccare altri punti. Adesso con il peso del nostro corpo applicheremo una forza in grado di abbassare di 5-6 cm la cassa toracica dell'infortunato, in questo modo si attuerà una sorta di circolazione sanguigna poiché il cuore viene compresso tra lo sterno e le vertebre toraciche.
La frequenza delle compressioni dev’essere di 100-120 al minuto, lasciando risalire completamente il torace dopo ogni compressione (compressione e rilascio devono avere la stessa durata). Le linee guida internazionali in vigore prevedono cicli di 30 compressioni alternate a 2 insufflazioni, riducendo al minimo le pause.
D) Defibrillazione
Se nelle vicinanze c’è un defibrillatore semiautomatico (DAE), va recuperato il prima possibile: in Italia può usarlo chiunque, anche senza formazione specifica. Basta accenderlo e seguire le istruzioni vocali, continuando le compressioni fino a quando il dispositivo chiede di non toccare la persona.
E' importantissimo non smettere di applicare la RCP prima dell'arrivo dei soccorsi, se si è in due conviene darsi il cambio alle compressioni ogni 2 minuti circa, perché la stanchezza riduce rapidamente l’efficacia del massaggio.
Prima di ogni uscita controlla anche il tuo kit di pronto soccorso.